MODENA PERDE IL 118

118emilia

L’assessore regionale alla sanità Lusenti ha recentemente comunicato – non in sede istituzionale, ma nel corso di un dibattito alla festa del PD – che le centrali operative del 118 Emilia Romagna verranno riorganizzate. Come di consueto, sotto il termine “riorganizzazione” si
nascondono i tagli: le centrali locali saranno sostituite da tre centrali operative che copriranno l’intera regione. La centrale del 118 odenese – non i mezzi di soccorso, ma il centro di coordinamento – sarà assorbita dalla centrale di Bologna. Lusenti non finge nemmeno di agire in nome dell’efficienza, ma afferma a chiare lettere che la ragione di tutto questo è il risparmio.
Il Movimento 5 stelle modenese affianca i COBAS-Sanità di Modena nel condannare fermamente tale “riorganizzazione”, che si tradurrà in un ingente taglio di posti di lavoro degli operatori modenesi, nel trasferimento di alcuni di essi a Bologna o nel ricollocamento di altri a nuove funzioni, con la perdita di professionalità consolidate nel settore dell’emergenza. Quale sarà la qualità del servizio in queste condizioni?

Quanti i posti di lavoro tagliati?

Quali i cosiddetti risparmi?

Non è dato saperlo.

Stigmatizziamo inoltre l’arroganza di una dirigenza che opera scelte senza alcun confronto con le Rappresentanze Sindacali Unitarie e con gli operatori che da anni si dedicano con competenza al servizio di Emergenza–Urgenza sul territorio di Modena.
Critichiamo duramente la scelta di non comunicare nei luoghi istituzionali i programmi di riordino e la totale mancanza di una valutazione tecnica e competente.
La salute dei cittadini è come sempre l’ultimo interesse di un’amministrazione che, in nome della spending review, taglia i più elementari diritti alla salute, insieme ai servizi sociali e all’istruzione, scaricando la crisi economica sui cittadini più deboli.
Ricordiamo che in una recente intervista alla Gazzetta di Modena Alessandra Trabucco, coordinatrice provinciale Anpas, appoggiata da Leoni (PDL) lamenta un presunto attacco al volontariato da parte della Regione che porterebbe alla scomparsa del servizio di ambulanze da alcune zone dell’Appennino.
Ciò a causa dei requisiti di accreditamento regionali definiti dalla Trabucco “troppo rigidi”: la Regione, infatti, chiede come requisito essenziale per la convenzione:

• equipaggi “in pronta partenza”,
cioè personale di turno presso la sede con mezzi pronti a partire. Attualmente invece il personale è solo reperibile e, se chiamato, deve indossare la divisa, recarsi a prendere l’ambulanza e poi intervenire sull’urgenza, sperando a questo punto di trovare il paziente ancora vivo. Numerose patologie sono infatti “tempo dipendenti”: più tempo passa dall’inizio dell’evento all’inizio del trattamento, minore sarà la probabilità di limitare i danni o di salvare la vita al paziente.

• Piena efficienza dei mezzi che devono essere dimessi dal servizio  di emergenza dopo aver superato il limite di 300.000 km o 7 anni di  attività.

Sosteniamo con assoluta fermezza la necessità di garantire  standard minimi qualitativi nel servizio di soccorso extraospedaliero: tali servizi minimi, tuttavia, non possono essere garantiti da personale volontario, privo di un’adeguata preparazione sanitaria, e tantomeno da ambulanze che non siano in pronta disponibilità.
Chiediamo invece che sia la Regione, tramite personale sanitario preparato, ad occuparsi del servizio extraospedaliero in tutta la provincia, eliminando così l’odiosa discriminazione tra zone servite dal servizio pubblico ed altre lasciate alle cure di volontari non professionisti.

Ma ciò richiederebbe assunzioni e investimenti:

la spending review conterà più della salute dei cittadini?

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Pubblicato il 14 gennaio 2013, in 2013, Salute, sanità con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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