Scuole – esternalizzazioni

“Gli insegnanti di ruolo sono insufficienti a garantire l’apertura di tutte le sezioni di scuole dell’infanzia comunali del territorio della Regione per un insieme di ragioni: il Patto di Stabilità, che impone di reintegrare fino ad un massimo del 20% degli insegnanti che vanno in pensione, e il divieto di assunzioni a tempo indeterminato: l’educazione per i nidi non sarebbe garantita.”

E’ in questo contesto che molti comuni si stanno attrezzando cercando la soluzione nelle esternalizzazioni, affidando a privati la gestione del corpo insegnanti – con quel che ne consegue dal punto di vista dei lavoratori: molti insegnanti si ritrovano senza il posto di lavoro, con la conseguente gravissima interruzione della carriera professionale e la perdita del punteggio annuale fondamentale per maturare scatti nelle graduatorie. Ma, mentre il contratto degli educatori assunti dal Comune prevede fino a 200 ore l’anno di rapporto non frontale con i bambini (sono ore di formazione) quello dei lavoratori delle cooperative – che gestirebbero le scuole esternalizzate – ne concede 70, al massimo 90. Inoltre ci sarebbero altri svantaggi dal punto di vista retributivo perché nel privato sociale i lavoratori, pur essendo assunti a tempo indeterminato, vengono pagati solo nei mesi in cui il servizio è attivo e con retribuzioni nettamente inferiori a quelle del datore di lavoro pubblico: circa 900 euro mensili. La situazione sta prendendo questa piega anche nel Comune di Modena dopo quello di Ferrara. Strane le pressioni esercitate a mezzo stampa da Legacoop Modena, con frasi del tipo ‘”…Legacoop Modena sollecita l’Amministrazione a scelte più coraggiose in materia di esternalizzazioni e di modifica del Patto di Stabilità … – … Nella difficile quadratura dei conti con cui il Comune è alle prese, attraverso tagli alle spese e aumento delle entrate, siamo quanto mai convinti che esistano strade finora non praticate, o ad oggi solo “accennate”, che porterebbero un significativo contributo al bilancio comunale“, “…In proposito, Ancst/Legacoop ripropone di neutralizzare l’Iva in caso di esternalizzazioni di attività prima gestite direttamente dal soggetto pubblico per evitare un aggravio di costi per il committente che decida di affidarsi all’esterno piuttosto che gestire direttamente…’
Non è certo normale. Secondo noi ragionare in maniera prettamente economica sull’educazione dei più piccoli è sbagliato, così come lo è affidare a cooperative esterne l’insegnamento. Nell’interrogazione che abbiamo protocollato chiediamo alla Giunta di farsi garante dei diritti costituzionali all’educazione, e se ritenga legittimo che si utilizzi questo, che pare quasi un sotterfugio, delle esternalizzazioni per pagare meno i lavoratori che svolgono la stessa mansione degli insegnanti di ruolo

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Interrogazione: 

 

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  Aggiornamento

Esternalizzazione Scuole

Favia: “Fondazione sì, ma controlli altissimi
Evitare un trattamento differenziato fra dipendenti”

“Accogliamo con favore l’inversione a ‘U’ sul tema delle esternalizzazioni dei servizi educativi, con particolare riferimento alla zona di Modena” – esordisce Giovanni Favia, Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle, che ricorda – “Avevamo già stigmatizzato qualche settimana fa la strana fretta di procedere a tali pratiche, secondo noi lesive della qualità dell’educazione e della condizione dei lavoratori, evidenziando anche le indebite pressioni da parte di Legacoop. Ora l’idea della Fondazione può essere accolta con favore” – dice Favia – “a patto che questo non sia solo uno stratagemma per dare alla stessa scatola un nome diverso. Ricorrere all’esternalizzazione può avere senso se serve a derogare il patto di stabilità. Ma occorre stare molto attenti, perché che si tratti di cooperative o fondazione c’è sempre il rischio che cambi il nome ma la sostanza rimanga la stessa. E’ difficile infatti spiegare come possa una fondazione fornire gli stessi servizi educativi su cui oggi la città può contare, ma a costi più bassi rispetto a quelli sostenuti dall’amministrazione comunale. Se non, e qui viene il punto sul quale esercitare i controlli, facendo ricadere il risparmio sul costo del personale. Non vorremmo” – specifica Favia – “presenza nella scuola di dipendenti di serie A, quelli pubblici dei comuni pagati con un salario dignitoso, e dipendenti di serie B, a libro paga delle operative sociali con salari bassi e meno ore di formazione, costretti anche a grande flessibilità di orari. A rimetterci potrebbero essere le famiglie, che potrebbero veder decadere la qualità del servizio. Un lavoratore malpagato e senza diritti non solo non garantisce una buona qualità, ma crea nuovi bisogni per il welfare, traducendosi in un costo aggiuntivo. Vogliamo quindi prima” – conclude il Consigliere Regionale – “vedere lo statuto e i dettagli del progetto.”

GIOVANNI FAVIA
Consigliere
Gruppo Assembleare Movimento 5 Stelle-Beppegrillo.it

 

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Pubblicato il 24 marzo 2012, in 2012, Istruzione con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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